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GP Australia 2026: Melbourne Qualifiche sorpendenti

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Red Bull Racing

Nel vortice incalzante di un weekend di Formula 1, dove ogni millisecondo è una battaglia e la posta in gioco è sempre altissima, la terza posizione in qualifica odierna per la Red Bull Racing è molto più di un semplice numero: è una testimonianza tangibile di anni di dedizione e innovazione. Sappiamo bene quanto questo sport sia spietatamente impegnativo e competitivo, ma questo risultato rappresenta una ricompensa significativa per l’immenso lavoro svolto dietro le quinte negli ultimi quattro anni. Un impegno profuso non solo sul fronte della Power Unit, con gli sforzi incessanti del nostro reparto motoristico Red Bull Powertrains, ma anche e soprattutto sul versante del telaio, che ha dovuto essere completamente re-immaginato e sviluppato per affrontare le sfide imposte dalle nuove normative tecniche. È la perfetta fusione tra potenza e aerodinamica, un equilibrio precario costantemente ricercato. È stata indubbiamente una giornata fantastica per Isack. La qualifica in P3 non è solo un ottimo piazzamento, ma un vero e proprio spartiacque nella sua ancora giovane carriera. È il culmine di un inverno di preparazione estenuante, fatto di ore e ore al simulatore, di allenamenti fisici mirati e di un’assimilazione meticolosa dei complessi sistemi della vettura. Vedere i suoi sforzi e la sua resilienza tradursi in un risultato così prestigioso è un momento speciale, un’iniezione di fiducia non solo per lui personalmente, ma per l’intero Team, che crede fermamente nel suo potenziale e nella strategia di sviluppo dei giovani talenti. Dall’altra parte del box, l’incidente che ha coinvolto Max è stato ovviamente un colpo duro, ma la cosa più importante e rassicurante è che il pilota stia bene. Al momento, siamo ancora impegnati in una fase di indagine approfondita per comprendere appieno le dinamiche di quanto accaduto. La perdita di aderenza che ha subito è apparsa estremamente brutale e insolita, quasi improvvisa, senza preavviso. I nostri ingegneri stanno già lavorando senza sosta, analizzando ogni singolo bit di telemetria, ogni dato proveniente dai sensori, ogni immagine disponibile, per ricostruire con precisione l’accaduto e identificare la causa scatenante. Potrebbe trattarsi di un’inaspettata variazione aerodinamica, di un problema meccanico latente o di una reazione anomala degli pneumatici; ogni ipotesi è al vaglio e solo un’analisi forense dei dati ci darà le risposte necessarie. Stasera, tuttavia, non possiamo che essere estremamente orgogliosi di ogni singola persona che, giorno dopo giorno, lavora instancabilmente nella nostra sede di Milton Keynes. Sono loro gli artefici silenziosi che ci hanno permesso di avere un inizio di stagione così promettente, fornendoci gli strumenti per competere ai massimi livelli. In questo percorso, siamo anche immensamente lieti di avere Ford al nostro fianco come partner strategico. La loro presenza non è solo un nome sul motore, ma un’alleanza tecnologica che sta già portando frutti, come dimostrato dalla qualifica di altre due vetture tra le prime nove, equipaggiate con la nostra Power Unit Red Bull Ford. Ciò testimonia la robustezza e la competitività del propulsore. Sappiamo che domani sarà un’altra giornata di apprendimento intenso e siamo tutti concentrati sull’assimilare queste preziose conoscenze il più rapidamente possibile come squadra, trasformando ogni dato e ogni esperienza in un vantaggio competitivo per le prossime sfide.

Mercedes

Il Gran Premio d’Australia, da sempre un trampolino di lancio per le ambizioni stagionali e un banco di prova cruciale per le nuove monoposto, ha visto quest’anno un prepotente e inaspettato ritorno in grande stile per il team Mercedes-AMG PETRONAS F1. Con una dimostrazione di forza che ha colto di sorpresa molti addetti ai lavori, la scuderia di Brackley ha monopolizzato la prima fila, un risultato che suona come una chiara dichiarazione d’intenti per la stagione 2024. George Russell ha conquistato una meritata pole position, affiancato dal giovane e promettente Kimi Antonelli, capace di siglare il secondo tempo più veloce in qualifica. Eppure, questo successo non è stato affatto un percorso lineare, ma piuttosto una vera e propria prova di nervi e resilienza, soprattutto per Kimi Antonelli. Un brivido ha percorso il paddock di Albert Park al termine delle FP3, quando il giovane italiano è stato protagonista di un violento incidente. Un impatto che avrebbe potuto compromettere seriamente il suo intero fine settimana, ma che invece ha messo in luce l’incredibile efficienza e dedizione della squadra. I meccanici e gli ingegneri Mercedes, veri eroi silenziosi, hanno compiuto un’impresa quasi miracolosa, riuscendo a ispezionare e riparare la W15 di Antonelli senza la necessità di sostituire la Power Unit o il telaio. Questa è stata una mossa strategica fondamentale, non solo per risparmiare tempo prezioso ma soprattutto per evitare penalità in griglia che avrebbero potuto vanificare qualsiasi sforzo successivo. Un lavoro certosino che ha permesso ad Antonelli di scendere in pista nei momenti cruciali della Q1, con il fiato sospeso di tutto il team e dei fan. Superato lo scoglio iniziale, entrambi i piloti hanno dimostrato una progressione impressionante, navigando con maestria attraverso le insidie della Q1 e della Q2 fino a raggiungere la decisiva Q3. Qui, la tensione è salita alle stelle: Antonelli, nonostante il trauma fisico e psicologico dell’incidente precedente, ha dimostrato una freddezza e una capacità di reazione impressionanti, siglando addirittura una provvisoria pole position con il suo ultimo tentativo. Un attimo di gloria fugace, interrotto solo dalla perfezione del giro di George Russell. Il britannico ha risposto con un giro al limite, piazzando l’asticella ancora più in alto e conquistando l’ottava pole position della sua carriera in Formula 1, la prima in assoluto sul circuito di Melbourne. Un risultato che non solo sottolinea il suo talento e la sua capacità di estrarre il massimo dalla vettura quando conta, ma che galvanizza l’intero team. Questo trionfo in qualifica non è solo un successo sportivo del momento, ma un tassello storico di grande rilevanza. La pole position di Russell segna infatti la 250ª pole position per un motore Mercedes-Benz in Formula 1, un viaggio glorioso iniziato nel lontano 1954 con la leggenda Juan Manuel Fangio al Gran Premio di Francia. Un numero che testimonia una legacy di eccellenza, innovazione e dominio tecnico senza pari nel motorsport. A ciò si aggiunge l’85° blocco della prima fila per la scuderia Mercedes, un dato che riafferma la loro costante capacità di schierare vetture competitive e piloti di punta. Il “Silver Arrow” ha lanciato un messaggio forte e chiaro ai suoi rivali: la Mercedes è tornata, e con una prima fila

Ferrari

La sessione di qualifica, da sempre il primo vero banco di prova del weekend, ha visto la Scuderia Ferrari affrontare la sfida con una determinazione palpabile e una strategia ben definita. Fin dalle prime battute del Q1, entrambe le SF-26 hanno dimostrato un passo solido e rassicurante, superando la fase inaugurale senza particolari affanni. La scelta strategica di montare pneumatici Medium è stata un chiaro segnale delle intenzioni del team: conservare preziosi set di gomme Soft, le mescole più performanti, per le fasi cruciali di Q2 e, soprattutto, Q3. Una mossa tattica che, seppur comportando un minimo rischio nel passaggio alla fase successiva, ha permesso di massimizzare le opzioni per l’assalto finale alla pole position, garantendo ai piloti ben due treni di Soft fresche per le due sessioni successive. Il passaggio al Q3, l’epilogo al cardiopalma dove ogni millesimo conta, ha visto Charles Leclerc e Lewis Hamilton scendere in pista per il loro primo tentativo con un set di gomme Soft. Leclerc ha subito impresso un buon ritmo, fermando i cronometri su un rispettabile 1’20”244, mentre Hamilton, ancora in fase di piena amalgama con la vettura, ha chiuso il suo giro in 1’20”423. Erano tempi di riferimento solidi, ma era chiaro a tutti nel paddock che il vero potenziale della SF-26 sarebbe emerso nell’ultimo e decisivo tentativo. Dopo un rapido rientro ai box per un cambio gomme, con entrambi i piloti che hanno montato un set di Soft nuove di zecca, la tensione era palpabile. La strategia prevedeva di fatto un unico, decisivo tentativo per spremere fino all’ultima goccia di performance dalle gomme e dalla vettura. È stato in quel frangente che Charles Leclerc, con la sua consueta veemenza e precisione, ha disegnato un giro magistrale, spingendo la sua SF-26 al limite e siglando un eccellente 1’19”327. Un tempo che gli è valso il quarto posto, a un’inezia – appena 24 millesimi di secondo – dalla terza posizione di Isack Hadjar, a testimonianza di quanto serrata sia la competizione ai vertici. Lewis Hamilton, dal canto suo, ha compiuto un altro passo avanti nel suo adattamento alla vettura, concludendo il suo assalto finale con un 1’19”478. Un giro che lo ha posizionato settimo, a soli tre millesimi di secondo dal tempo di Lando Norris, sesto, evidenziando ancora una volta le microscopiche differenze che separano i piloti e le vetture in questa Formula 1 così tirata. Il bilancio finale vede quindi la Ferrari in seconda e quarta fila, posizioni che, pur non essendo la pole tanto agognata, offrono una solida base per la gara di domani. Le differenze minime dai piloti davanti sono un monito e una motivazione: la SF-26 ha dimostrato di avere il passo, e con una strategia di gara oculata e la proverbiale grinta dei suoi piloti, il podio è un obiettivo assolutamente raggiungibile.

McLaren

Il frastuono assordante dei nuovi motori 2026 ha finalmente rotto il silenzio invernale, inaugurando la stagione con la prima sessione di Qualifiche e offrendo un primo, tangibile assaggio degli equilibri di forza. Per il McLaren Mastercard Formula 1 Team, il sabato inaugurale si è concluso con la terza fila dello schieramento, un risultato che, nonostante le aspettative, lascia un retrogusto agrodolce dopo una sessione interrotta e ricca di colpi di scena. Oscar Piastri si è assicurato la quinta posizione, con il Campione del Mondo Lando Norris subito dietro in sesta, una fotografia che riflette realisticamente dove la squadra di Woking si aspettava di posizionarsi in questa fase iniziale del campionato. La mattinata aveva già dato qualche indicazione importante. La sessione di FP3, ritardata per le necessarie riparazioni alle barriere, si è comunque svolta per la sua piena ora, permettendo ai team di affinare i setup. Entrambi i piloti McLaren si sono concentrati esclusivamente sulle gomme Soft, simulando giri da qualifica a basso carico di carburante. Piastri ha mostrato subito un’ottima confidenza con la sua MCL40, piazzandosi al quarto posto, mentre Norris ha chiuso in ottava posizione, probabilmente esplorando diverse configurazioni o non spingendo al limite in ogni settore. Era l’ultimo banco di prova prima della vera battaglia, e i dati raccolti sarebbero stati cruciali per le decisioni successive. L’inizio di una nuova stagione porta sempre con sé un’inevitabile tensione, e il rischio di errori non forzati in Qualifica è intrinsecamente alto. Per questo, il team si è detto particolarmente soddisfatto di vedere entrambi i piloti superare le prime fasi senza il minimo intoppo. In Q1, Piastri ha impressionato con un secondo posto, con Norris subito a ruota in quarta. La storia si è ripetuta in Q2, dove Oscar ha mantenuto un solido quarto posto e Lando ha confermato la sua presenza nella top six. Un aspetto strategico fondamentale è stato l’utilizzo di un singolo set di pneumatici Soft, i Pirelli C5, per superare ciascuna di queste sessioni. Una testimonianza non solo della loro robustezza e capacità di sopportare più giri spinti, ma anche di una gestione gomme impeccabile da parte del team, che ha permesso di conservare set freschi per il momento decisivo della Q3. Ma è stata proprio la Q3 a riservare il dramma e a influenzare pesantemente il risultato finale. La sessione è stata interrotta quasi subito da una bandiera rossa, in seguito a un incidente tanto bizzarro quanto sfortunato. Lando Norris, nel suo tentativo lanciato, ha colpito in pieno una ventola di raffreddamento lasciata in pista dal team di Antonelli, una circostanza assurda che ha immediatamente danneggiato l’ala anteriore della sua MCL40. Un vero e proprio colpo al cuore per il Campione del Mondo. Costretto a rientrare ai box, il team ha lavorato freneticamente per effettuare controlli e riparazioni d’emergenza, un balletto concitato di

Aston Martin

Il weekend del Gran Premio d’Australia si è rivelato finora una sfida complessa per l’Aston Martin, con la scuderia di Silverstone che ha faticato a trovare il ritmo e la costanza desiderati in vista della gara di domenica, come emerge dagli appunti raccolti nel paddock dopo le qualifiche. Le sessioni di prove libere del venerdì sono state dedicate alla raccolta dati cruciale. I nostri piloti hanno completato un totale di 34 giri, alternando pneumatici Soft e Hard. Un programma intensivo volto a comprendere il comportamento della AMR23 sul tracciato semi-permanente di Albert Park e a definire le strategie per la qualifica e la gara. Questa fase è fondamentale per ogni team, in quanto permette di affinare il setup aerodinamico e meccanico, valutare il degrado delle gomme su diversi stint e prepararsi alle mutevoli condizioni della pista. Nella terza e ultima sessione di prove libere, Fernando Alonso ha iniziato con la mescola Medium, proseguendo l’opera di analisi e calibrazione. Con poco più di metà sessione ancora da disputare, il passaggio alle Soft ha permesso di simulare ulteriormente le condizioni di qualifica e di testare il picco di performance della vettura con la mescola più morbida. Un’interruzione per bandiera rossa ha complicato i piani di molti team, ma l’esperienza dello spagnolo è emersa prepotentemente: non appena la pista è stata riaperta, a soli tre minuti dalla fine, Alonso è tornato immediatamente in azione, completando altri due giri veloci con le Soft per massimizzare la raccolta di dati cruciali. Complessivamente, nelle tre sessioni di prove, i nostri piloti hanno macinato 62 giri, raccogliendo informazioni vitali sulle mescole C3 (Hard), C4 (Medium) e C5 (Soft) fornite da Pirelli, cruciali per la gestione strategica della gara su un circuito dove il consumo degli pneumatici può essere un fattore determinante. L’ombra di un problema tecnico ha purtroppo oscurato il venerdì di Lance Stroll. Un inatteso problema all’ICE (Internal Combustion Engine), il cuore pulsante della power unit, ha impedito al canadese di scendere in

Alpine

Il sipario si è alzato sulla nuova stagione di Formula 1 e per l’Alpine il debutto è stato, senza mezzi termini, al di sotto delle aspettative. Vedere entrambe le monoposto eliminate già in Q2, un verdetto inequivocabile per un team factory con ambizioni di vertice, ha lasciato un sapore amaro nel paddock. È evidente che il weekend inaugurale ha messo in luce una serie di sfide che la scuderia di Enstone sta affrontando nel tentativo di decifrare appieno la nuova vettura e, soprattutto, di massimizzare le sue prestazioni all’interno di un quadro regolamentare così peculiare, quello dell’effetto suolo, che continua a presentare complessità inattese. La messa a punto della monoposto, in particolare l’ottimizzazione dell’equilibrio aerodinamico e la gestione delle altezze da terra, si è rivelata una vera e propria impresa. Pierre Gasly, pur avendo siglato un giro dignitoso, ha mancato l’accesso alla Q3 per un paio di decimi, una distanza minima ma significativa in Formula 1. La sua prestazione è stata penalizzata da una preparazione degli pneumatici tutt’altro che ottimale e da una gestione dell’energia non pienamente efficiente. Sono dettagli cruciali, quasi impercettibili per l’occhio inesperto, ma che fanno la differenza tra un piazzamento in top ten e una partenza a metà schieramento. “Ci sono certamente aspetti e ‘trucchi’ che dobbiamo imparare per la prossima volta,” ha commentato un portavoce del team, sottolineando la curva di apprendimento ancora ripida per sfruttare al meglio ogni joule di energia e ogni grado di temperatura degli pneumatici. Franco, al volante dell’altra A524, si è ritrovato leggermente più distante. Nonostante avesse mostrato un ritmo promettente nelle prime fasi della sessione, non è riuscito a mettere insieme un giro pulito, concatenando i settori in maniera impeccabile, un esercizio di precisione chirurgica che la qualifica richiede. Questo suggerisce una combinazione di fattori, forse una certa instabilità della vettura al limite o una difficoltà personale nel trovare la confidenza necessaria per spingere al 100% su ogni curva. Eppure, nonostante la delusione, c’è una consapevolezza palpabile che questo sia solo il primo atto di una “nuova era”. Ogni team sta ancora imparando a conoscere le proprie creature e le prime gare sono sempre un prezioso laboratorio di dati e feedback. L’Alpine si impegna a “fare tesoro” di questa esperienza, analizzando ogni parametro per implementare una miriade di idee e soluzioni innovative già a partire dai prossimi appuntamenti. Il processo di sviluppo è continuo e le lezioni apprese in questo weekend saranno fondamentali per le future evoluzioni tecniche. Per la gara di domani, malgrado le posizioni di partenza non ideali, traspare un cauto ottimismo. “

Williams

Melbourne, il sole cocente dell’Australia e l’odore inconfondibile di benzina e gomma bruciata hanno fatto da sfondo a un sabato di qualifiche d’apertura di stagione che la scuderia Atlassian Williams F1 ricorderà non senza un velo di amarezza. Un debutto complicato, macchiato da un’avaria tecnica e da un risultato finale che lascia il team di Grove con un sapore agrodolce in vista della gara. Già dalle FP3, la giornata aveva preso una piega inaspettata. Carlos Sainz, al volante della sua FW48, è stato tradito da un’improvvisa perdita di potenza proprio mentre completava il suo giro di apertura. La sua vettura si è spenta all’ingresso della pit lane, muta e inerme, rifiutandosi di ripartire. Un guasto meccanico che ha spento ogni speranza per lo spagnolo, costretto a osservare i colleghi dagli schermi e, quel che è peggio, a rinunciare alla sessione cruciale di qualifica. Il box Williams si è trasformato in un’officina frenetica, un formicaio di tecnici impegnati in una corsa contro il tempo per tentare l’impossibile, ma l’entità del problema si è rivelata insormontabile. Carlos Sainz, dunque, non ha potuto prendere parte alla lotta per la pole, una beffa cocente per un pilota desideroso di mettersi in mostra. A tenere alto il vessillo Williams è rimasto il solo Alex Albon. Nelle FP3, il pilota thailandese aveva chiuso in P17, un risultato che già preannunciava le difficoltà intrinseche della FW48 sul tracciato dell’Albert Park. Poi, l’inizio delle qualifiche, con una Q1 interrotta, caotica, ma che Albon è riuscito a navigare con mestiere. Il suo miglior giro, un 1:21.051, gli ha garantito la P13 e il passaggio alla Q2, un piccolo ma significativo traguardo considerando il contesto e l’assenza del suo compagno di squadra. Raggiungere la Q3 si preannunciava un’impresa titanica. La FW48, pur mostrando sprazzi di potenziale, non era ancora riuscita a piazzarsi tra i primi dieci in nessuna delle sessioni del weekend, evidenziando una coperta corta sia sul fronte della performance pura che, forse, sulla gestione ottimale delle gomme su giro secco. In Q2, Albon ha spinto al limite. Il suo giro provvisorio di 1:20.941 lo aveva posizionato in P15, ma la speranza di migliorare, di strappare qualche decimo cruciale, è svanita in un istante. Un’escursione sull’erba alla prima curva, un piccolo errore che è costato caro, ha vanificato ogni tentativo di miglioramento. L’epilogo del sabato vede quindi la Williams con un P15 per Alex Albon e un P21 (di fatto l’ultimo posto in griglia, considerando il ritiro di Sainz in Q1) per Carlos Sainz. Un bilancio magro, che pone il team davanti a una sfida ardua per la gara di domenica. Sarà fondamentale analizzare i dati, comprendere l’origine dell’avaria di Sainz per garantire l’affidabilità e studiare una strategia di gara aggressiva ma oculata per Albon, nella speranza di sfruttare eventuali imprevisti o un passo gara più consistente della FW48. Il paddock mormora, ma la Williams è abituata a lottare: il cammino è appena iniziato, e la determinazione a spingere in avanti, come recita il mantra del team, rimane inalterata.

Audi

Il paddock di Formula 1 ha assistito a un debutto di quelli che lasciano il segno, con l’Audi Revolut F1 Team che ha letteralmente bruciato le tappe, conquistando un inaspettato accesso al Q3 nella sua primissima sessione di qualifiche. Un’impresa che, a memoria d’uomo, è rara per una squadra alla sua gara d’esordio, e che porta la firma di Gabriel Bortoleto, capace di issarsi nella top ten con una maestria sorprendente. Il giovane talento brasiliano ha mostrato fin da subito un passo incoraggiante, culminato in un Q2 eroico che lo ha proiettato tra i grandi. Purtroppo, un inconveniente tecnico ha negato a Bortoleto la possibilità di scendere in pista nel segmento finale della sessione, lasciando un velo di amaro su un trionfo altrimenti senza macchia. Nonostante ciò, la sua performance ha certificato una giornata estremamente solida per il team, con Nico Hulkenberg che, dal canto suo, ha sfiorato l’accesso al Q3 con l’undicesimo tempo nel Q2, dimostrando la competitività di entrambe le vetture. I risultati di queste qualifiche, la prima vera cartina di tornasole per l’Audi Revolut F1 Team, aprono scenari promettenti in vista della gara di domani. Gabriel e Nico si prepareranno a lottare per migliorare le rispettive posizioni di partenza, con l’obiettivo dichiarato di entrare per la prima volta nella zona punti, un traguardo che, fino a poche ore fa, sembrava un’ambizione remota per un team esordiente. Jonathan Wheatley, il Team Principal, non ha nascosto l’entusiasmo, definendo la sessione “tremendamente incoraggiante”. Ha sottolineato come vedere Gabi raggiungere il Q3 alla primissima uscita dell’Audi Revolut F1 Team sia un momento speciale per tutti coloro che hanno contribuito a questo progetto. “È un forte riflesso del duro lavoro profuso nella costruzione di questo programma e nel portarci a questo punto,” ha dichiarato Wheatley, evidenziando l’enorme sforzo ingegneristico e organizzativo dietro le quinte. Il rammarico per l’inconveniente tecnico che ha impedito a Bortoleto di partecipare al Q3 e per un piccolo problema che ha afflitto l’ultimo tentativo di Nico nel Q2 è palpabile, ma non intacca il bilancio complessivo: “Nel complesso, è un inizio molto positivo per il team. È incoraggiante in termini di prestazioni ed è una testimonianza dello sforzo collettivo di tante persone di talento in tutta l’organizzazione.” Nico Hulkenberg, al volante della vettura numero 27, ha concluso le FP3 in 14ª posizione con un tempo di 1:21.067 (22 giri). In Q1 ha segnato un 1:21.024 (10 giri), mentre in Q2 si è classificato 11° con un 1:20.303 (8 giri). “È stata una qualifica piuttosto impegnativa per noi,” ha commentato il tedesco, “abbiamo avuto alcune cose da gestire all’inizio, quindi ci è voluto un po’ di tempo per trovare davvero il ritmo. Alla fine ho avuto un’unica possibilità pulita per un giro in Q2 e sono riuscito a metterlo insieme bene, il che ci colloca in P11 – un’ottima posizione da cui partire. In abitacolo c’è molto da fare con la gestione dell’energia, le gomme e il traffico, quindi ti tiene completamente concentrato ad ogni giro, ma impariamo di più ogni volta che scendiamo in pista.” L’esperto pilota ha espresso ottimismo: “Nel complesso, è una giornata positiva per il team. I long run di ieri sono stati incoraggianti e siamo in una buona posizione in vista della gara. Con queste nuove vetture ci sono ancora molte incognite, quindi domani potrebbe essere piuttosto aperta e mireremo a sfruttare al meglio ogni opportunità.” Gabriel Bortoleto, con il numero 5, ha impressionato già nelle FP3, chiudendo 9° con 1:20.459 (19 giri). In Q1 ha fatto segnare 1:20.495 (6 giri), migliorando ulteriormente in Q2 con un 1:20.221 (8 giri), prima di chiudere il Q3 senza tempo,

Haas F1 Team

Il sipario si è alzato sull’attesa stagione 2026 di Formula 1, e il primo atto sul palcoscenico dell’Albert Park di Melbourne ha offerto un’anteprima intrigante delle gerarchie e delle sfide che ci attendono. Per il TGR Haas F1 Team, il sabato di qualifiche per il Gran Premio d’Australia, sotto un cielo nuvoloso con temperature dell’aria di 20,5 gradi Celsius e 35 gradi sull’asfalto, si è concluso con un piazzamento solido, seppur agrodolce, appena fuori dalla top ten: Ollie Bearman ha conquistato la 12ª posizione, con Esteban Ocon immediatamente alle sue spalle, 13°. Le prove libere 3 avevano già fornito qualche indicazione sulla competitività della VF-26. Bearman aveva chiuso la sessione in 10ª posizione assoluta con un crono di 1:20.778 su 18 giri, mostrando un buon passo fin dalle prime battute. Ocon non era da meno, classificandosi 13° con un 1:20.983 dopo 19 passaggi. Entrambi i piloti avevano quindi dimostrato una certa familiarità con il tracciato da 5,279 chilometri e le sue 14 curve, sebbene il vertice fosse ancora distante, con George Russell della Mercedes capace di un impressionante 1:19.053. La vera battaglia, tuttavia, è iniziata con la Q1, la prima sessione eliminatoria con il nuovo regolamento che vede finalmente tutte le 22 vetture in pista. In questi 18 minuti cruciali, la strategia gomme è stata fondamentale: sia Ocon che Bearman hanno optato per due set di pneumatici morbidi Pirelli P Zero Red. Esteban Ocon ha mostrato subito un’ottima confidenza, registrando un 1:20.759 sul suo secondo set di gomme, un tempo che gli è valso l’11ª posizione e un passaggio diretto e convincente alla Q2. Ollie Bearman, pur con un giro più lento (1:21.247 sul suo primo tentativo, che lo ha posizionato 16°), è riuscito comunque a superare il taglio, garantendo la presenza di entrambe le Haas nella sessione successiva. Anche qui, Russell ha dettato il passo con un 1:19.507. La Q2, durata 15 minuti, ha rappresentato il momento della verità per il team americano. L’obiettivo era ambizioso: entrare nella top ten per giocarsi la Q3. Ollie Bearman ha spinto al massimo, sfruttando un secondo set di gomme morbide nuove per siglare un 1:20.311. Un giro eccellente che lo ha proiettato in 12ª posizione, a un soffio dalla qualificazione. Esteban Ocon, pur con un primo giro veloce con gomme nuove (1:20.491) subito dietro al compagno di squadra, non è riuscito a migliorare ulteriormente, piazzandosi 13°. Entrambi i piloti hanno così visto sfumare l’accesso alla Q3, con i primi dieci piloti che hanno proseguito la loro caccia alla pole. La Mercedes ha continuato a dominare, con Russell ancora il più rapido in Q2 con un 1:18.934. In sintesi, Ollie Bearman e Esteban Ocon hanno qualificato le loro TGR Haas F1 Team rispettivamente in 12ª e 13ª posizione per il Gran Premio d’Australia. È un risultato che riflette un buon passo avanti per la squadra, posizionandola stabilmente nella parte medio-alta della griglia.

Cadillac

L’aria vibrante di Albert Park ha accolto oggi un momento storico per il motorsport, con il Cadillac Formula 1® Team che ha completato la sua sessione di Qualifiche d’esordio, in preparazione del suo battesimo di fuoco nel Gran Premio d’Australia. Un debutto attesissimo, che ha visto la scuderia americana affrontare con meticolosa disciplina il suo programma, pur in un contesto di indubbie sfide. Al termine di una sessione tirata, ma gestita con la pragmatica efficienza che ci si aspetta da un nuovo contendente, Sergio “Checo” Perez ha conquistato la diciottesima posizione in griglia, con il suo compagno di squadra Valtteri Bottas subito dietro, diciannovesimo, tra le ventidue vetture presenti. Un piazzamento forse non esaltante sulla carta, ma che segna un primo, concreto passo nel mondo della Formula 1 per il team Cadillac. La bandiera a scacchi del primo storico Gran Premio per la squadra sventolerà domani alle 15:00 ora locale, per una gara di 58 giri che si preannuncia carica di emozioni e incognite. Checo Perez, che ha siglato un 1:22.605 in Q1, ha espresso un misto di orgoglio e realismo: “Oggi è stato un giorno davvero speciale. C’è stato uno sforzo immenso da parte di tutta la squadra per essere qui con entrambe le vetture, affrontando le Qualifiche a un livello così alto e riuscendo a massimizzare ciò che potevamo fare. Sebbene sia stata una sessione impegnativa, sono contento del bilanciamento e del giro. Tutto ciò che posso chiedere per domani è di fare altrettanto. Per ora, sono pronto ad andare avanti, a fare una gara davvero forte; l’obiettivo è ovviamente quello di arrivare al traguardo.” Le sue parole riflettono la consapevolezza di aver estratto il massimo dalla vettura a disposizione, un punto fondamentale per un team esordiente, dove ogni dato raccolto e ogni limite esplorato sono preziosi. Valtteri Bottas, con il suo 1:23.244 in Q1 che gli è valso la diciannovesima piazza, ha condiviso un sentimento simile, pur evidenziando le difficoltà incontrate: “È stato fantastico essere in pista a completare la nostra prima Qualifica in assoluto come squadra. Non la Q1 più scorrevole a causa della bandiera rossa, ma sono contento di aver completato ogni sessione finora in questo weekend. Siamo qui e pronti a correre domani, il che è un altro traguardo. Ci manca la performance, ma è un lavoro in corso, che arriverà. Dovevamo pur iniziare da qualche parte, e ora la direzione è abbastanza chiara su dove spingere e come sviluppare la vettura. Guardando a domani, punteremo a massimizzare la nostra strategia, vedere se ci sono opportunità e portare entrambe le vetture al traguardo.” Il commento di Bottas è particolarmente illuminante dal punto di vista tecnico. Il riconoscimento di una “mancanza di performance” è onesto e atteso per un team al debutto, ma la successiva affermazione che “la direzione è abbastanza chiara su dove spingere e come sviluppare la vettura” suggerisce che il team ha già una mole significativa di dati e una visione strategica precisa per il futuro, un segnale estremamente positivo per la loro crescita. La menzione della bandiera rossa, peraltro, sottolinea come anche eventi esterni possano impattare pesantemente sulle strategie di un team, specialmente uno che necessita di ogni giro possibile per raccogliere informazioni. Graeme Lowdon, il Team Principal, ha espresso grande soddisfazione per l’approccio e l’esecuzione del team: “Sono estremamente contento di come si è comportata la squadra. Abbiamo sempre detto che ci saremmo misurati su come avremmo eseguito e operato come team, e oggi lo abbiamo fatto davvero bene. La nostra strategia prevedeva tre tentativi, ma la bandiera rossa ha purtroppo interrotto i nostri piani. La vettura di Valtteri ha perso molto tempo sul rettilineo posteriore e dobbiamo scoprire perché non abbiamo ottenuto il massimo dal pacchetto, ma, tutto sommato, è stato un fantastico sforzo di squadra per la nostra prima Qualifica in assoluto. Ci dà una solida base per affrontare la gara di domani.” Le parole di Lowdon mettono in luce un aspetto cruciale: per un nuovo team, la performance pura è solo una parte dell’equazione. L’abilità di eseguire le operazioni in pista, la gestione delle gomme, la reattività ai cambiamenti e la coesione del gruppo sono altrettanto vitali. Il problema tecnico riscontrato sulla vettura di Bottas sul rettilineo posteriore, che ha causato una perdita di